Avellino, Alto Calore SpA, Ugl: “Il fallimento dell’Alto Calore mette a rischio tanti lavoratori”

(Tv7 Avellino) –  “Esattamente un mese fa, come un fulmine a ciel sereno, è giunta la richiesta di fallimento dell’Alto Calore Spa da parte della Procura di Avellino. Il 19 ottobre prossimo è fissata l’udienza in Tribunale e insieme alle RSU di tutte le organizzazioni sindacali saremo in assemblea pubblica per manifestare, in maniera pacifica, tutto il nostro dissenso nei confronti di questa scelta. La giustizia deve fare il suo corso, ad ognuno le sue competenze, ma non resteremo in silenzio di fronte a una richiesta che potrebbe danneggiare il futuro di centinaia di lavoratori e cancellare così un Ente che ha scritto la storia per la provincia avellinese ed una parte del beneventano”.

Così in una nota congiunta il segretario provinciale dell’Ugl, Costantinos Vassiliadis il segretario Ugl Chimici Avellino, Franco Saccardo e la Rsu Faustino Puzo, al tavolo di confronto convocato dai vertici dell’Alto Calore. L’argomento posto sotto la lente d’ingrandimento dall’Ad Ciarcia è la richiesta di fallimento della Società da parte della Procura.

“L’Ugl è fortemente preoccupata – proseguono i sindacalisti – e chiede tempo su una questione così delicata. Dal canto suo l’amministrazione Ciarcia sta provando a fronteggiare i molteplici problemi che affliggono la società. Ad oggi, infatti, l’Acs ha un Durc in ordine, paga regolarmente gli stipendi ed ha risposto al rischio mobilità o licenziamenti con il prepensionamento dei lavoratori. Dopo anni ha ripreso la rilevazione dei consumi aumentando anche il fatturato; ha messo in essere azioni utili per piani di rientro con fornitori ed enti locali. Tutte queste attività, con il tempo necessario, favoriranno certamente il rilancio dell’azienda, consolidando l’inversione di tendenza degli ultimi anni”.

“Siamo convinti che – precisano – sarebbe opportuno presentare, a chi di competenza, un piano industriale idoneo a realizzare opere strutturali, finalizzate al miglioramento del servizio con la riduzione dei costi per i cittadini. Sarebbe il caso di rivalutare e valorizzare il patrimonio di competenze e conoscenze professionali presenti in azienda. In ultimo e non certamente per importanza individuare un piano di salvaguardia del bene acqua, del territorio e delle falde acquifere, un patrimonio di inestimabile valore che la natura ci ha donato ed è nostro compito proteggere e valorizzare”.

“Inoltre, in un referendum realizzato nel 2011 – concludono i sindacalisti – 27milioni di italiani si sono espressi a favore della gestione pubblica del servizio idrico integrato. E’ doveroso per noi rispettare questa scelta”.