Mastella (Noi di Centro) :”Vi svelo cosa può succedere nella corsa al Colle”

di Edoardo Sirignao – (Il Giornale)

Clemente Mastella, neo riconfermato sindaco di Benevento, presenterà il suo nuovo partito, “Noi di Centro”, il 4 dicembre.

Si tratta dell’Udeur 2.0?

“Assolutamente no! Le cose non si ripetono mai. Allo stesso modo perché i tempi sono cambiati, la fisionomia e la figurazione dei partiti sono differenti. C’è un po’ più di movimento e meno staticità. Ci saranno diversi tra coloro che erano stati parte dell’Udeur, ma non solo loro. Ci sarà un po’ di nostalgia, molta prospettiva. C’è soprattutto l’idea di non considerarsi orfani per cui molti hanno abbandonato il voto. Tanti sono i disillusi che non trovano conforto nelle formazioni attuali. Vale per i miei ex amici, come per altri e lo dimostra il fatto che se arriva a votare appena il 40 per cento delle persone alle amministrative, lo scarto tra partiti e cittadini è enorme”.

Dovendo scegliere tra quel Salvini, che in un certo senso le ha messo il veto nel centrodestra e quel Pd di Letta, che a Benevento le ha fatto la campagna contro, chi preferisce?

“Nessuno. Non devo neppure scegliere. Io faccio la mia cosa di centro, la scelta arriverà dopo. Questi bulletti, da una parte e dall’altra, siccome la mia opinione è che al Senato nessuno avrà la maggioranza, dovranno inseguire quelli che si troveranno al centro”.

Con l’attuale sistema elettorale, però, non c’è spazio per i piccoli partiti. Non è venuto il momento di fare squadra tra i moderati?

“È una mia opinione. Sono per una margherita 2.0. Fui tra gli autori del progetto con l’Udeur, insieme a Dini con Rinnovamento Italiano, Marini con Partito Popolare e Prodi con l’Asinello. Spero si possa ripetere la stessa cosa, anche se vedo qualche alzata di testa di troppo, qualche presunzione. Occorre innanzitutto l’umiltà per stare insieme, dopodiché si configura l’esperienza e si connota con qualcuno che ha più esperienza di diventare leader”.

Come commenta le parole di Renzi alla Leopolda?

“Se non fosse successa questa mia esplosione a Benevento, nessuno avrebbe parlato più di centro. Anche Renzi l’ha riscoperto. Io con qualche altro, ho rimesso l’attenzione su questa parte politica, avendo vinto nella mia città contro la destra e la sinistra”.

Calenda è stato molto critico nei confronti del giglio fiorentino. Perché?

“Con chi non lo è. Probabilmente è in lite pure con sé stesso. Non riesco a capirlo. Non mi pongo neppure il problema di farlo. Se ci sta bene, altrimenti fa una cosa diversa. Non bisogna inseguire nessuno. Considerando il mio ruolo da sindaco, la mia età, non ho alcuna ambizione sul piano parlamentare e sto bene così. Se non c’è, però, un’area di centro, che mitiga asprezze a destra e sinistra il Paese sbanda”.

Non si può fare un grande contenitore moderato, però, senza Berlusconi. È disposto a collaborare con i suoi amici forzisti e soprattutto ritiene che il cavaliere possa spuntarla al Quirinale?

“Tutti quelli che sono al centro per me vanno bene. È come quando uno va in Chiesa, professano la tua stessa fede tutti coloro che pregano insieme a te. Stesso discorso per chi va in Moschea. Con chi ti ritrovi con quelli stai. Per quanto riguarda Berlusconi, ritengo che ci crede per davvero nella corsa al Quirinale. Non è un sogno o una riverenza per gli anni che ha. Berlusconi sta facendo una cosa intelligente. L’aver detto che il reddito di cittadinanza è una cosa giusta ed elimina le disuguaglianze in parte è stata una mossa vincente. Bisogna certamente modificarlo, ma non si possono criticare le sue dichiarazioni. Il primo a fare una sorta di reddito di cittadinanza è stato San Tommaso Moro. È ovvio, quindi, che Berlusconi tenti di recuperare i voti degli ex grillini che sono tanti, di quelli che si trovano all’interno del variegato mondo dei senza partito e poiché questa volta il centrodestra ha la maggioranza dei gruppi parlamentari e dei delegati regionali bastano venti-trenta di coloro che citavo prima per fare in modo che sia eletto. L’elezione di Berlusconi al Quirinale non è un sogno o riverenza nei confronti di un grande politico, a maggior ragione dopo l’apertura verso il reddito di cittadinanza”.

È disposto a fare campagna elettorale?

“Ho fatto già una campagna, il terzo vaccino, che consiglio di fare a tutti, per cui sto a riposo. Non voto. Posso fare qualche pressione in famiglia. Tenterò di convincere la senatrice Lonardo”.

Nel caso in cui non dovesse andare in porto tale opzione, quale la possibile alternativa?

“Stiamo parlando della schedina al totocalcio. Nessuno rappresenta quelli che ritiene di rappresentare. Conte non rappresenta tutto il Movimento, stesso vale per il Pd o per la Lega. Chi è per Draghi, chi contro. Esiste una difficoltà oggettiva. Nessuno può fare previsioni. Sono numeri al lotto”.

Sarebbe disposto a candidarsi in prima persona?

“Nessuno me lo ha chiesto, neanche mia moglie”.

Pur avendo avuto più di un semplice botta e risposta con Letta, in Campania il suo apporto è fondamentale nell’esecutivo De Luca. Magari proporrà al governatore di collaborare per un qualcosa di moderato, ma diverso dal Pd?

“La sua esperienza è differente dalla mia. L’alleanza ok, ma far cambiare l’ideologia a una persona non mi sembra il caso. Non parliamo di chirurgia estetica. Lui sarà sempre di sinistra, mentre io sono di centro”.