Allevamenti di cani, la denuncia: “L’Ente Nazionale Cinofilia non tutela chi opera nel settore”.

di  Edoardo Sirignano

Cani con problemi di salute trasmissibili mandati in riproduzione, test genetici falsificati e mancati controlli. Sono soltanto alcune delle denunce presentate,  da Martina Albert, responsabile di Acei (Allevatori Cinofili Etici Italiani).

Quali sono oggi le problematiche del settore cinofilo?

“Una delle grandi problematiche del settore cinofilo riguarda la situazione allevamento. Come Allevatori Cinofili Etici Italiani (Acei), un gruppo di allevatori che si riunisce sotto l’Associazione Italiana Professionisti Cinofili, abbiamo notato da tempo come l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana non segue e non tutela chi opera nel settore”.

Per i non esperti del settore, cos’è l’Enci?

“L’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) è l’associazione che gestisce la tenuta dei libri genealogici delle razze canine come da D.M. n. 21095 del 5 febbraio 1996, dunque i cani di razza presenti in Italia, oltre che dell’organizzazione di eventi nazionali e internazionali. Ciò significa che questo ente fa da garante per il pedigree, documento pubblico che certifica un breve albero genealogico del cane, più indicazioni sanitarie e titoli in possesso ottenuti tramite verifiche zootecniche”.

In cosa avrebbe sbagliato l’Enci?

“Aipc in più occasioni segnalò (già a marzo 2020, pochi giorni prima del lockdown causa Covid 19) al Mipaaf delle forti incongruenze sui Libri Genealogici, chiedendo di vigilare e intervenire affinché venisse tutelato il benessere animale, in quanto in alcune situazioni segnalate si corre il rischio di mandare in riproduzione cani con problemi di salute trasmissibili geneticamente, nonché esemplari messi in riproduzione costantemente senza rispettare il benessere psico/fisico, troppo giovani o in età avanzata. A volte sono figure di rilievo dell’Enci ad attuare queste procedure”.

Può fare qualche esempio…

“Furono portati all’attenzione del Mipaaf casistiche molto particolari. Un allevatore, nonché esperto giudice Enci e presidente di Club di Razza, viene scoperto per una falsificazione di una cucciolata intera (i genitori non sono coloro che appaiono sul pedigree come da test del dna). La pratica in questione è in verifica da anni, senza una presa di posizione da parte di Enci. Considerando che falsificare una cucciolata equivale a un falso in atto pubblico, ci saremmo aspettati almeno una sospensione cautelativa della persona invischiata nella situazione, fino alla risoluzione del problema, sospensione mai avvenuta. Ciò che fa sorridere e riflettere è il caso di un altro allevatore che, nello stesso periodo, per aver falsificato un test genetico (anche questa cosa rischiosa per il benessere animale) viene sospeso per un anno. Non è il solo. Nell’ultima assemblea è stata radiata una persona proprio per un fatto simile. Bisogna rimarcare che false attestazioni possono tenere nascoste eventuali predisposizioni genetiche a sviluppare malattie invalidanti o peggio”.

Come mai disparità di trattamento? Che interessi ci sono dietro?

“Una allevatrice, nonché esperta giudice Enci, ha fatto una cucciolata con una femmina di 15 anni, nel 2018, a 7 anni di distanza dalla penultima cucciolata. L’ente stesso prevede (tramite l’art. 11 del proprio Codice Etico degli Allevatori) che l’accoppiamento degli esemplari femmina non debba essere né prematuro, né eccessivamente tardivo e dopo i 7 anni di età si richiede un certificato di idoneità alla riproduzione (certificato non pervenuto in questo caso). Viene da chiedersi quindi se questa femmina sia davvero la madre della cucciolata dichiarata dall’esperto giudice che l’ha allevata e non sia invece un prestanome utilizzato per nascondere qualcosa riguardo la vera madre dei cuccioli. L’Enci tuttavia ha rilasciato il pedigree dei cuccioli, senza effettuare alcun tipo di controllo, né sulla salute della femmina, né sulla genuinità della genealogia. La registrazione da parte della delegazione regionale Enci di una cucciolata cui numeri di microchip non erano ammessi dalla normativa italiana e non solo, in questo caso i numeri indicati erano palesemente inventati, a distanza di mesi e solo grazie alla segnalazione tramite noto social, la cucciolata viene corretta e come documentato nei giorni a seguire scompaiano cuccioli, cambiano i numeri di microchip e anche i nomi dei cuccioli, il tutto senza che i cuccioli e i genitori vengano sottoposti a verifica parentale, procedura comune quando si verificano iscrizioni oltre i termini minimi o quando si verificano discrepanze tra la dichiarazione dell’allevatore e la realtà. A oggi non si conoscono sanzioni alla delegazione che ha introdotto nel registro ministeriale una cucciolata con gravissime irregolarità. Altro caso non meno sospetto è quello di tre labrador, due femmine e un maschio, appartenenti a un allevatore. Partendo dal primo, la femmina è deceduta nell’aprile 2019, ma un parto è stato registrato nel gennaio 2020; nel secondo caso il maschio è deceduto nel dicembre 2018, ma vi sono cinque cucciolate discendenti nate nell’arco del 2020; infine una femmina deceduta nel dicembre 2018 avrebbe partorito nel marzo 2020. Un allevatore ha fatto 9 cucciolate in 10 anni con la stessa femmina, quindi uno sfruttamento assurdo, in barba al benessere animale. Le femmine con più di cinque parti, spesso a calori consecutivi, si verificano anche in altri allevamenti, da nord a sud, indistintamente, senza che l’ente prenda provvedimenti o ammonisca l’allevatore”.

Può essere mai che l’associazione che deve tutelare le razze canine e gli allevatori che la compongono, non prende seri provvedimenti? Perché storture talvolta sono effettuate da persone con incarichi vari all’interno dell’Enci stessa? Cosa deve succedere affinché l’Enci torni a preoccuparsi dei cani e non della cassa?

“Ovviamente Enci ha sia le segnalazioni per queste casistiche che i documenti stessi, essendo detentrice del Libro Genealogico, ma nonostante tutto non ha preso provvedimenti in merito, anzi, in un paio di occasioni ha promosso i segnalati in ruoli di prestigio, come nel caso dell’allevatore che ha falsificato la cucciolata, ora componente anche del Comitato Consultivo dei Giudic. Ciò che più indigna è il fatto che Enci ha le risorse finanziarie e logistiche da dedicare a quella che dovrebbe essere la sua attività principale, ossia il controllo della validità dei pedigree, attività non svolta nonostante le numerose segnalazioni riguardo a casi simili a quelli precedentemente presentati”.

Quali sono le problematiche che ne derivano?

“Al primo posto c’è il rischio per la salute della prole nata da questi accoppiamenti per alcuni motivi evidenti, sia la mancata certezza delle patologie dell’ascendente, sia un eventuale futuro accoppiamento, perché quando si presenta dichiarazione falsa in materia di genitori, si aumenta il rischio che parenti stretti finiscano per accoppiarsi, con tutte le problematiche alle quali l’alta consanguineità espone. Il secondo rischio apre ad ulteriori problemi che ruotano attorno allo sfruttamento delle madri, sia per le troppe cucciolate. Il codice etico consiglia sole cinque, sia per il mancato rispetto del riposso tra un calore e l’altro, sia per l’età della femmina, perché grazie a una dichiarazione falsa si occulterebbe il parto di una femmina troppo giovane o in età avanzata, e queste situazioni possono mettere a rischio la vita della madre dei cuccioli, femmina alla quale si deve molto visto che è chi porta in grembo, cresce e cura il cucciolo che poi entrerà nelle case, a far parte delle famiglie”.

Alcune di queste situazioni si sarebbero potute evitare anche solamente non emettendo i pedigree, con una semplice modifica del software utilizzato per le iscrizioni delle cucciolate e per l’emissione dei pedigree…

“Tutti questi dati sono visibili e reperibili al sito https://www.enci.it/libro-genealogico/libro-genealogico-on-line# di libera consultazione, previa iscrizione gratuita. Oltretutto a settembre 2020 Enci acquista il laboratorio Vetogene, laboratorio che si occupa di raccolta, stoccaggio e analisi del materiale biologico, quindi può tranquillamente sistemarsi le pratiche rognose da sola in casa. A parere di Aipc, ma non solo, è alquanto anomalo che il controllato e il controllore siano sotto la stessa dirigenza”.