Avellino, caso teatro Gesualdo, il direttore Bavaro si avvale della facoltà di non rispondere.

di Marco Iandolo

(Tv7 Avellino) – Nella giornata di ieri udienza per il processo a carico della responsabile della biglietteria del teatro Carlo Gesualdo, finita sotto inchiesta per un ammanco nelle casse del massimo avellinese di 109.861,40 euro. Prevista l’interrogatorio di Dario Bavaro, l’ex direttore amministrativo, che però si è avvalso della facoltà di non rispondere, essendo peraltro, l’unico imputato in un altro procedimento a suo carico per la stessa vicenda. Lo scorso 20 maggio, infatti, tutti gli altri imputati, tra cui l’ex presidente del teatro Luca Cipriano, tutto il consiglio di amministrazione e i revisori dei conti, sono stati prosciolti dalle accuse di peculato, abuso d’ufficio e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.La donna, insieme al suo difensore Gerardo Di Martino, ha scelto invece di ricorrere al giudizio immediato, saltando quindi l’udienza preliminare e andando direttamente a processo. L’avvocato Di Martino ha chiarito: “Abbiamo scelto l’immediato perché la mia assistita ha una posizione diversa da tutte le altre: non è mai stata dipendente dell’Istituzione Teatro, né del Comune di Avellino. Amministrava, al contrario, una sua società che, in forza di contratto, gestiva la vendita dei biglietti e degli abbonamenti. Da sempre, le sue mansioni sono state limitate alla vendita dei titoli e alla conservazione e custodia dell’incasso fino alla consegna. Ovviamente la prima verifica che veniva effettuata era quella della corrispondenza tra quanto venduto e quanto consegnato. Non è certo a lei che può essere, dunque, attribuito l’ammanco, laddove pure esistente o dimostrato”. Secondo la Procura, il consiglio d’amministrazione e il presidente non sarebbero intervenuti rimuovendo il direttore amministrativo per gravi irregolarità, approvando bilanci dell’istituzione che non fotografavano il quadro reale dei servizi di cassa. Ascoltato in aula anche il consulente della Procura, Alessandro Pane. Esame molto lungo, il suo, con il pubblico ministero Teresa Venezia che ha formulato domande per più di un’ora. Il processo, alle battute finali, è stato rinviato al 28 settembre prossimo per l’esaurimento dei testimoni rimasti.