Avellino, Camera di Commercio Irpinia-Sannio, il rammarico di Mastroberardino: “Questa terra non è libera”.

La nota di Piero Mastroberardino –

(Tv7 Avellino) – L’epilogo della tornata per l’elezione del presidente della nuova Camera di Commercio Irpinia Sannio inizia a chiarirsi nei suoi contorni anche agli occhi dell’opinione pubblica. E allora oggi ha più senso di ieri fornirne una breve chiave di lettura.

Certa stampa locale, che ormai da mesi propone letture parziali di vicende che mi vedono coinvolto mio malgrado, ha dovuto prendere atto e certificare che un’evidente anomalia, nel segreto dell’urna, ha preso corpo invertendo gli esiti del voto.

Tale circostanza è stata peraltro dichiarata dallo stesso neo-presidente, che nelle interviste circolate sui siti dichiara come fino all’ultimo momento il suo schieramento fosse in enorme svantaggio.

Dunque nelle ultime ore o è accaduta una rivoluzione ideale che ha improvvisamente folgorato un numero cospicuo di attori inducendoli a rovesciare le proprie dichiarate intenzioni di voto verso la sua figura (di cui peraltro la stessa stampa locale parlava da mesi come del “terzo uomo” e persino dell’“uomo della provvidenza”), oppure è successo qualcos’altro, forse meno confessabile.

Come ho avuto modo più volte di chiarire, sulla carta la coalizione che ha predisposto insieme a me e sottoscritto un programma aveva i numeri, alla semplice conta delle firme di adesione, per raggiungere e superare la soglia minima della maggioranza assoluta delle 17 preferenze e così tutte queste componenti hanno confermato sino al mattino del voto, venendo a più riprese ad incontrarmi per testimoniarmi apprezzamento, sostegno, incitamento.

Con tutti loro ho chiarito che non avremmo parlato di spazi, posti in giunta, logiche di spartizione, che avevo accettato tale proposta proveniente da un così ampio schieramento solo a patto di cambiare le regole del gioco, di non condurre la partita sul piano delle promesse di gratifiche personali e varie prebende, che invocare il coinvolgimento della mia persona avrebbe imposto un cambio di prospettiva, da tutti sulla parola accettato di buon grado.

La mia è da sempre una battaglia ideale, che preferisco perdere con dignità, mai vincere con ignominia. Non ne ho bisogno, né intendo, né so farlo. E così sono andato avanti sino alla fine, con piena consapevolezza dei rischi.

In forza di ciò e della trasparenza delle mie condotte, ho dichiarato tale condizione e mi sono recato sereno al riscontro dell’urna. E qui è successo il pasticciaccio all’italiana, che porta oggi una testata a titolare: “Giallo sui sostegni ‘last minute’ che hanno permesso il sorpasso sull’imprenditore del vino”.

Siamo dunque a questo, a un travaso di sostegni, dichiarati pubblicamente e sottoscritti, nel segreto dell’urna, all’ultimo minuto, verso uno schieramento che, come ha ieri ben sottolineato il presidente di Coldiretti Gennaro Masiello, è andato alle urne senza presentare alcun progetto, aggregando forze eterogenee che fino a poche ore prima si dichiaravano incompatibili e si erano combattute brutalmente fino alle carte bollate.

Non so se agli occhi dei cittadini una simile pratica, divenuta determinante per rovesciare le sorti e scrivere così un futuro diverso per un ente pubblico che dovrà impegnarsi per il rilancio delle aree interne, sia una premessa lusinghiera. Secondo le mie categorie no.

Qualcuno dirà, tuttavia, che bisogna rispettare gli esiti delle urne e contare i voti, non le strette di mano. Ed è vero. Quindi l’ente in questione sarà governato, tra le altre, da persone che mentre ti stringono la mano stanno pensando a come tradire la parola data. A queste persone io mi rivolgo nella mia veste di formatore di giovani ai quali dobbiamo consegnare il futuro del nostro Paese: torno a casa e, guardando negli occhi le mie figlie, devo poter testimoniare con quello sguardo un livello ideale che dia fiducia in un domani migliore. Non tutti gli attori di questa vicenda attribuiscono valore a questi gesti.

Dunque la partita è giocata su piani diversi, incommensurabili in quanto a principi, forse inconciliabili anche nella prassi quotidiana.

Nel merito, non ho dubbi che Confindustria Benevento, come il presidente Oreste Vigorito ha chiarito ieri nella sua smentita a mezzo stampa, abbia fornito pieno supporto fuori e dentro l’urna alla mia candidatura. Ho conosciuto le persone e i valori che le ispirano. Faccio questa precisazione poiché contro di loro ha finito per infrangersi la prima frase proferita dal neo-presidente quando è salito sul podio in seguito alla proclamazione dell’esito del voto. Quella affermazione di ringraziamento per l’associazione sorella di Benevento che non lo aveva votato, com’era a tutti arcinoto, appare alla luce dei fatti subdola. Ed è la prima frase che il neo-presidente pronuncia, pur essendo consapevole della sua non rispondenza ai fatti. Non mi pare la migliore delle premesse.

Ma il peggio emerge da un altro comunicato stampa diramato ieri dal presidente della CNA Luca Beatrice, al quale esprimo il mio ringraziamento per il sostegno prezioso che ha fornito a questo progetto. Egli sottolinea come in questa partita abbia giocato un ruolo determinante – per l’ennesima volta – la politica, in un campo che sarebbe dovuto restare riservato ai rapporti tra le imprese e le loro rappresentanze associative: “la politica con la veste non immacolata è entrata, ha preteso ed ha ottenuto; telefonando, inviando messaggi di varia natura, incontrando senza curarsi di essere in casa di altri”. Per molti questa affermazione del presidente Beatrice potrà apparire scontata, per altri sarà una mera conferma di pratiche fin troppo note. Per me questa, in uno con il naufragio etico per le condotte torbide di certi voltagabbana, è la seconda vera sconfitta dell’Irpinia e del Sannio sotto il profilo culturale.

Questa terra non è libera e non lo sarà finché una vicenda come quella che si è ieri consumata si concluderà, com’è tristemente accaduto, con un sonoro e prolungato battimani, nonostante la consapevolezza delle modalità oscure con le quali ha preso forma.

Con i migliori auguri di riscatto alla mia terra, alla quale continuerò a prestare la mia opera in primo luogo sul piano degli ideali e dei valori.