Grottaminarda, 25 novembre: l’amministrazione comunale si unisce al coro che dice “BASTA VIOLENZA SULLE DONNE”.

dalla redazione

(Tv7 Avellino) – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: il Comune di Grottaminarda si unisce al coro unanime che si alza in questa data,  25 novembre, da parte di donne, uomini, associazioni, istituzioni, per dire “Basta!”.

Ricordando il numero nazionale antiviolenza e stalking, 1522, l’Amministrazione Comunale di Grottaminarda rivolge un pensiero a tutte le donne vittime di femminicidio ed anche a quei figli rimasti soli, travolti da tali tragedie familiari e quindi vittime indirette.

  Virginia Pascucci – Presidente del Consiglio Comunale di Grottaminarda, Delegata alle Pari Opportunità,

“È tutta una questione di esercitare potere da parte di coloro i quali identificato la propria forza con il possesso – afferma la Presidente del Consiglio Comunale di Grottaminarda, Delegata alle Pari Opportunità, Virginia Pascucci – si tratta di un problema culturale, non sono mai stata convinta del “fattore biologico”.

Si parla di “sesso debole” riferendosi alle donne, in realtà la fragilità è degli uomini, di quegli uomini che usano violenza  come affermazione di una loro presunta superiorità per la non accettazione di un rifiuto.

Il mio pensiero oggi va a tutte le donne che hanno perso la vita per aver creduto in un amore malato ma, da mamma, il mio cuore è con tutti gli  orfani dei femminicidi. Figli la cui esistenza è segnata per sempre.

Aggiungo che il fatto stesso dell’esistenza di una Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne rappresenta una sconfitta per tutti”.

La ricorrenza del 25 novembre è stata sancita dalle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999. La scelta della data nasce da un grave fatto di cronaca accaduto nella Repubblica Dominicana: la violenza e l’omicidio delle sorelle Mirabal, Patria, Minerva e Maria Teresa, tre attiviste massacrate per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo.

Era il 25 novembre 1960 quando le donne, dirette verso la prigione per far visita ai propri mariti detenuti dal regime poiché oppositori politici, vennero rapite, portate in un luogo appartato, stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone, strangolate e poi lanciate in un precipizio a bordo della loro auto. L’obiettivo del regime era simulare un incidente ma i tre omicidi, nonostante la censura, non passarono inosservati e diventarono il motivo scatenante di una rivolta che culminò con la morte del dittatore nel 1961.