L'Opinione

Meloni e la mistica del governo tecnico.

di Gianfranco Rotondi (Huffpost) –

Sale dalla stampa italiana la mistica del governo tecnico: suggestione ricorrente, soluzione salvifica, nenia struggente della sinistra ogni volta che va al Governo il centrodestra. Ecco che stampa e corifei del vecchio regime tengono d’occhio lo spread come una bussola, coccolano i corrispondenti –  regolarmente di sinistra – di alcuni giornali internazionali, e ne ottengono titoli suggestivi sull’Italia in default e il governo Meloni vicino al collasso. Dal vapore di questo bagno turco, pian piano affiora il profilo della soluzione auspicata: un bel governo tecnico, con o senza Draghi, purché non votato dal popolo, e possibilmente contrapposto ad esso, perché a certi osservatori ciò piace moltissimo.

Vale la pena di mettere subito in fila alcune ovvietà, esercizio banale ma essenziale nella fabbrica di fake news insediata ai piani alti della comunicazione italiana. Un governo tecnico non è un pilota automatico che si innesta in presenza di indicatori economici negativi. Intanto la condizione economica dell’Italia è in linea col resto d’Europa, anzi migliore dei paesi che si vorrebbero locomotiva del continente; persino sul debito pubblico ci sarebbe da ricordare che l’Italia è il solo paese al mondo dotato di una proprietà immobiliare privata che sostiene, supera esovrasta il debito pubblico. Della serie: abbiamo i debiti, ma possiamo permetterceli.

Anche ammesso che la situazione economica presenti allarmi, che lo spread salga, e la tempesta si avvicini, cosa avviene quando tutto ciò si verifica? Che il governo affronta la situazione, ovunque nel mondo; accade inoltre, generalmente, che l’opposizione attenui lo scontro, si faccia carico di una comune responsabilità. Non è che cambia il governo perché la situazione è difficile. Il governo cambia solo se viene meno la maggioranza parlamentare. A quel punto si può discutere di un nuovo governo, e discettare se una nuova maggioranza può essere aggregata intorno a un esecutivo politico o tecnico.

In Italia abbiamo avuto una sequenza di governi tecnici ogni qual volta è venuta meno una maggioranza politica, e si è reso necessario reperirne una di ricambio. Nel 1992 il pentapartito perse la maggioranza parlamentare, poi scoppiò tangentopoli e nacque l’esecutivo presieduto dal governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi; lo stesso schema fu adottato nel 1995, dopo il ribaltatone della Lega, e dopo il primo governo Berlusconi nacque una maggioranza di emergenza a sostegno del governo tecnico di Lamberto Dini. Lo stesso è avvenuto con Berlusconi nel 2011. Si dirà che nel 2011 lo spreed soffiava come la bora, e l’asse franco-tedesco preparò una speculazione finanziaria ormai dichiaratamente confessata da Sarkozy nelle sue memorie.

Ma la vera domanda è un’altra: se Berlusconi avesse avuto la maggioranza, sarebbe arrivato egualmente Monti? E per mano di quale

golpista si sarebbe mai potuto imporre al parlamento un premier diverso da quello che otteneva la fiducia parlamentare? Se avesse avuto la maggioranza, Berlusconi avrebbe continuato a governare, affrontando una tempesta finanziaria, che forse non ci sarebbe neppure stata, dal momento che la speculazione finanziaria partì proprio in ragione della estrema debolezza di un esecutivo ormai contrapposto persino al suo presidente della Camera. Questa è la differenza rispetto al governo Meloni: oggi in Italia esiste un governo dotata di una maggioranza solida alla Camera e al Senato, espressione di una coalizione dialettica ma coesa, che vince tutte le elezioni di medio termine e trionfa nei sondaggi.

Chi mai potrebbe ordire congiure contro una intera nazione? E quale tecnico presterebbe mai il suo nome e il suo credito a una operazione politica così velleitaria e priva di contesto? A tutto ciò si aggiunga che il Pd oggi è guidato da una donna volitiva e coraggiosa, che vuole essere lei a succedere alla Meloni, e dunque si guarda bene dall’infilare la sinistra italiana nel pasticcio consociativo di un governicchio di breve durata. Tutto ciò è banalmente evidente, ma ad alcuni giornali piace comunque parlarne, nella speranza che a furia di parlarne lo scenario divenga verosimile. Penso che il presidente del Consiglio abbia fornito il commento più crudo e pertinente: ‘mentre loro stilano la lista del governo tecnico, noi governiamo davvero’.